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Le Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA) PDF Print E-mail
Wednesday, 01 September 2010 18:30

Obbligo al DDL di aggiornare il documento di valutazione dei Rischi

Il 26 aprile del 2010 è entrato definitivamente in vigore il Titolo VIII, Capo V, D.Lgs. n. 81/08 relativo alla protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali. Con questo provvedimento il Legislatore norma un settore che mai prima d’ora era stato soggetto a particolare attenzione, se si esclude la necessità di adozione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) in particolari tipologie di lavorazione (saldatura, lavorazione di metalli liquidi, ecc.). Adozione tra l’altro prevista fin dal DPR n. 547/55.

Ma quali sono le radiazioni ottiche artificiali che ricadono nel campo applicativo del Titolo VIII, Capo V?

Sono tutte quelle comprese tra il campo di applicazione fissato dal Titolo VIII, Capo IV, D.Lgs. n. 81/08 (protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici) e quello stabilito dal D.Lgs. 230/95 relativo alle radiazioni ionizzanti.

Quindi radiazioni infrarosse (IR), visibili ed ultraviolette (UV). La protezione dalle radiazioni ottiche artificiali è importante perché, “i danni di queste radiazioni sono facilmente accertabili”, malgrado il fatto che “nell’opinione pubblica hanno trovato finora maggiore spazio le preoccupazioni per gli effetti sanitari, accertati o sospetti, dei campi elettromagnetici”.

Se l’obbligo di valutazione - i criteri dovrebbero basarsi sulle linee guida della International Commission on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) - riguarda “sia le sorgenti incoerenti, come le lampade o i materiali incandescenti, sia le sorgenti laser o coerenti”, l’autore si sofferma sulle sorgenti incoerenti, “le cui modalità di impiego sono molto meno controllate e, soprattutto, per le quali la cultura prevenzionistica è ancora meno diffusa”.

I dispositivi di protezione individuale
Tradizionalmente la protezione dalle radiazioni ottiche, “almeno nella industria, è sempre stata considerata una questione infortunistica di scelta del protettore oculare più adatto”. La norma applicabile agli schermi per radiazione incoerente è la UNI EN169 “Protezione personale degli occhi. Filtri per saldatura e tecniche connesse. Requisiti di trasmissioni e utilizzazioni raccomandate”. Secondo questa norma ad ogni dispositivo è associato un numero di graduazione. E “ad un dato numero di graduazione corrispondono valori massimi della percentuale di radiazione trasmessa (fattore di trasmissione) entro un determinato intervallo.
Il costruttore del DPI, stampigliando un certo numero di graduazione sul dispositivo, certifica pertanto che la trasmissione della radiazione in un dato intervallo è inferiore ad un determinato valore percentuale”.

Se tuttavia “ad un dato numero di graduazione, corrisponde un valore massimo del fattore di trasmissione nell’UV”, “il corrispondente fattore di trasmissione nel visibile può variare  da un valore massimo ad un valore minimo: quando è importante l’osservazione della luce visibile contemporaneamente alla presenza della radiazione UV, è necessario cercare un compromesso non sempre soddisfacente”. Insomma “il numero di graduazione corrisponde ad una attenuazione minima ma non consente di determinare come il DPI modifica lo spettro”.

Una alternativa, è quella di utilizzare DPI conformi alle norme UNI EN 207 e UNI EN 208: “in questo caso è stampigliata direttamente sul DPI l’attenuazione in un dato intervallo di lunghezza d’onda ed è garantita una trasmissione > 20% nel visibile”.

Riguardo allo specifico della protezione del singolo saldatore, “il problema è quello dell’alternanza di intensi lampi di radiazione blu- UV con la necessità di mantenere il controllo visivo del campo di lavoro”. In questo caso è possibile utilizzare “maschere adattative a cristalli liquidi che sono in grado di variare automaticamente il proprio numero di graduazione da 1.7 a 13 in tempi dell’ordine del centinaio di ns” (il nanosecondo è un'unità di tempo pari ad un miliardesimo di secondo).

Resta da valutare “il rischio per gli operatori che lavorano in prossimità del saldatore in particolare quando molte postazioni sono vicine tra loro”: le misure “sono rese ancora più complesse dal fatto che la radiazione varia molto rapidamente nel tempo”.

(Fonte Target Obiettivo Sicurezza)

 
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