|
L'economia fa ancora a pugni con l'ambiente |
|
|
|
|
Mercoledì 21 Luglio 2010 09:33 |
Uno studio commissionato dal Wwf svela la classifica dei migliori provvedimenti nazionali per lo sviluppo sostenibile. Vince la Germania ma con qualche contraddizione La domanda cruciale che è stata trattata anche nell'ultimo vertice mondiale sul clima a Copenhagen, è se l'economia raggiungerà quel "green new deal" evocato dal presidente americano Obama e da altri leader politici.
Per coniugare la crescita industriale con l'ambiente, avverte un recente studio di Ecofys e Germanwatch realizzato per E3G e Wwf, bisogna intensificare gli sforzi.
Il rapporto ha esaminato i paesi del G20 più alcuni altri, individuando le dodici migliori politiche nazionali (su un campione di cento) capaci di ridurre l'inquinamento e garantire benefici economici.
Si scopre così che l'impatto dei provvedimenti ambientali è ancora troppo debole; molti governi si trovano sia sulla lista dei virtuosi sia su quella degli inquinatori, annullando in tutto o in parte gli effetti delle misure contro le emissioni nocive. Manca, insomma, una visione lungimirante, capace d'integrare tutte le fonti del mix energetico. Ciò balza agli occhi scorrendo la classifica contenuta nel rapporto, stilata secondo diversi parametri: in particolare, la riduzione della Co2 sia sul breve sia sul lungo termine, l'uso di nuove tecnologie pulite, il rapporto tra costi e benefici (anche sociali, come l'occupazione).
La Germania guida i virtuosi Al primo e secondo posto spicca la Germania, grazie rispettivamente al programma per l'efficienza energetica negli edifici e gli incentivi per produrre elettricità con le fonti rinnovabili (soprattutto il solare).
Il primo pacchetto include nuovi standard energetici per le abitazioni, riqualificazione degli impianti esistenti, sussidi e prestiti. Il secondo, invece, prevede una tariffa fissa "feed in" per venti anni, assicurando sicurezza e stabilità agli investimenti nelle fonti alternative. È uno schema poi adottato da oltre 40 paesi in tutto il mondo.
La Germania, però, è anche tra i paesi che continuano a supportare il nucleare. Una scelta che secondo il rapporto è dannosa, perché toglie risorse a progetti più sostenibili. La recente decisione del governo tedesco di prolungare la vita degli impianti nucleari esistenti, per esempio, potrebbe compromettere gli investimenti nei parchi eolici offshore.
La Cina punisce le imprese inquinanti Quindi è una questione di priorità. Le stesse contraddizioni sono evidenti in Cina, che ha conquistato il dodicesimo posto in classifica, avendo assegnato alle mille imprese più inquinanti del paese obiettivi obbligatori per ridurre le emissioni.
Allo stesso tempo, la Cina sostiene con misure fiscali le industrie del carbone, per mantenere basso il prezzo dell'energia e favorire così il progresso industriale e i consumi interni, oltre a salvare posti di lavoro nel settore minerario. Così operando, Pechino rallenta il passaggio verso un'economia più verde; si capisce anche perché non conviene alla Cina finanziare la tecnologia Ccs (carbon capture and storage).
I maggiori costi delle centrali a carbone pulito sarebbero incompatibili con la strategia di sviluppo a buon mercato. Ci sono dunque varie politiche considerate nocive dal rapporto, che se abbandonate o quantomeno limitate potrebbero dirottare più finanziamenti alla "green economy", recuperando quei posti di lavoro persi nei settori tradizionali del carbone e del petrolio.
L'esempio della Gran Bretagna Tra gli esempi virtuosi, Ecofys e Germanwatch citano anche il sistema di autobus a trasporto rapido pensato dal Messico, il credito d'imposta per la produzione elettrica dalle rinnovabili in vigore negli Stati Uniti, l'obbligo d'installare pannelli fotovoltaici o impianti solari termici nei nuovi edifici in Spagna e l'obbligo, per i fornitori di energia e gas inglesi, di promuovere l'efficienza energetica nelle abitazioni.
Proprio la Gran Bretagna, secondo lo studio, ha varato una legge coerente (Uk climate change act) che introduce dei tetti annuali alle emissioni di Co2, prevedendo una revisione complessiva delle politiche energetiche e un controllo assiduo delle istituzioni sui progressi ottenuti.
(fonte Energia24)
|