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Più industria, incentivi e reti per giocarci il futuro del solare PDF Stampa E-mail
Mercoledì 01 Settembre 2010 17:21
Più dell'80% degli italiani promuove il fotovoltaico secondo un sondaggio Ispo; su costi e burocrazia si concentrano le maggiori incertezze
 
C’è spazio per le aziende italiane del fotovoltaico? Il nostro tessuto industriale deve cambiare pelle se vuole competere con i colossi stranieri come la cinese Suntech, che ha firmato un prestito da oltre sette miliardi di dollari con la China Development Bank per espandere le sue attività. O come l’americana First Solar che vanta una capacità produttiva pari a 1,2 Gw (nel 2009) con circa 4mila dipendenti. Le imprese del solare dovrebbero puntare sui distretti, unendo le forze in un mercato troppo frammentario, incapace di guardare oltre i confini nazionali. Non basta la ricerca tecnologica: bisogna sfornare più pannelli e ridurre i costi di produzione. L’Italia è al quinto posto mondiale per potenza complessivamente installata nel fotovoltaico, avendo superato il Gw alla fine del 2009, ma non può dormire sugli allori. Il recente convegno organizzato dal Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane) sulle prospettive del settore ha esaminato questi punti di forza e debolezza per il solare nel nostro Paese.

1/Dove potremmo arrivare nel 2020
Le previsioni per il 2020 sono di 15 Gw di capacità totale in Italia, con una crescita media del 15,6% l’anno nella potenza installata e un investimento complessivo pari a oltre cinque miliardi di euro. Ciò consentirebbe, secondo Arturo Lorenzoni (Università Bocconi) di soddisfare circa il 5% dei consumi elettrici. Gli incentivi sono il primo e indispensabile ingrediente per questa lievitazione del fotovoltaico. Purtroppo l’incertezza regna ancora sovrana, aspettando il nuovo conto energia e le linee guida per le rinnovabili, che dovrebbero stabilire finalmente un po’ d’ordine nel guazzabuglio di regole regionali. Tariffe allineate all’evolversi dei prezzi di mercato, stabilità degli incentivi e, come ciliegina sulla torta, nessun tetto massimo alla potenza premiata dal conto energia: così il fotovoltaico italiano potrebbe creare quasi 90mila nuovi posti di lavoro al 2020, di cui circa 83mila per la costruzione degli impianti e 4.400 (al netto di quelli persi nel settore del gas) per la successiva manutenzione.

2/E a che prezzo
Quanto peseranno gli incentivi sulle nostre bollette? Per produrre quel 5% di energia solare sul totale della domanda elettrica (quasi venti TWh su 373), dovremo pagare due miliardi di euro in più rispetto al prezzo di mercato dell’energia elettrica al 2020, vale a dire il 3,7% del costo del singolo kWh. Tuttavia, sempre secondo le stime della Bocconi, l’esborso netto per l’Italia dovrebbe ridursi in modo rilevante da qui al 2020: considerando l’Iva sugli investimenti industriali per il fotovoltaico, il valore delle emissioni di Co2 risparmiate oltre alla minor quantità di energia importata dall’estero, lo Stato potrebbe quasi annullare i costi degli incentivi tra dieci anni.

Che il fotovoltaico richieda investimenti stabili e duraturi, lo confermano i progetti per le linee elettriche di Enel e Terna. Le reti esistenti sono in grado di assorbire una quota consistente di energia proveniente dalle rinnovabili, a patto di saperla gestire in modo corretto. Perciò servono dispositivi “intelligenti” per integrare il mondo dell’elettronica con quello dell’energia, partendo dai contatori di ultima generazione: tutti i nodi della rete devono comunicare tra loro in tempo reale, per distribuire l’energia solare (così come quella eolica o di altre fonti rinnovabili) quando questa è disponibile, seguendo i flussi della domanda. Senza dimenticare le nuove stazioni per convogliare il surplus di energia; Terna, per esempio, possiede cantieri aperti per circa un miliardo di euro dovuti a investimenti per potenziare le reti in questa direzione.

3/Oltre l’80% degli italiani promuove il fotovoltaico
Stabilità degli incentivi e chiarezza delle regole sono i punti critici del solare italiano anche secondo un sondaggio Ispo commentato da Renato Mannheimer. Oltre l’80% del campione promuove questa tecnologia, ritenendo che sia davvero rispettosa dell’ambiente e che produca energia in modo molto efficiente. Inoltre, più del 70% degli intervistati non pensa che i pannelli siano brutti e rovinino il paesaggio né che un impianto solare installato in casa possa nuocere alla salute. Queste percentuali bulgare incontrano qualche limite sul fronte dei costi e della burocrazia: il 79% del campione pensa che i costi di un impianto siano troppo gravosi per un singolo individuo, mentre quasi metà (45%) avrebbe paura di perdere gli incentivi con qualche cambiamento nelle leggi future; l’80% degli intervistati, inoltre, sarebbe meno interessato a installare un impianto fotovoltaico se sparissero gli incentivi.

(Fonte IlSole24)
 
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