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Raffinerie Italiane - Futuro a rischio PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Dicembre 2010 14:56
Logo_EnergiaDaPetrolioL'Unione petrolifera lancia l'allarme: la concorrenza extra-Ue avrà effetti dirompenti sulla struttura industriale nazionale ed europea

L'attuale crisi della raffinazione mette a rischio il futuro di un settore strategico per il Paese. Ne è convinta l'Unione Petrolifera (Up), secondo cui il sensibile calo dei consumi petroliferi, destinato ad aumentare nei prossimi anni, unito alla forte concorrenza delle nuove raffinerie dei paesi extra-Ue, sostanzialmente prive di obblighi e vincoli ambientali e spesso sussidiate direttamente dallo Stato. La concomitanza di tali fattori, avrà effetti dirompenti sulla struttura industriale italiana ed europea senza interventi volti a tutelare questo settore.

Lo stato di difficoltà del comparto è stato sostanzialmente confermato dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, intervenuto a un convegno della Up. «Nei prossimi anni si prevede in Italia un eccesso di capacità di raffinazione di 15-20 milioni di tonnellate, ossia l'equivalente di tre o quattro raffinerie di medie dimensioni. - ha ammesso Saglia -. Attualmente la capacità è di 106 milioni di tonnellate su 16 impianti, con un utilizzo degli impianti intorno all'80% (nel periodo 2005-2008 era al 92%), considerato che i consumi (scesi di 18 milioni di tonnellate in 6 anni) sono calati nel 2010 di altre 2 milioni di tonnellate.

Già alcune raffinerie italiane stanno considerando la loro trasformazione in deposito, con conseguenti problemi anche occupazionali». Il sottosegretario, nel suo intervento, si è impegnato a promuovere una «politica pubblica nel solco dell'iniziativa europea e finalizzata alla ristrutturazione del settore. Bisogna agire in un'ottica di sistema e non rincorrere una crisi dopo l'altra».

L'industria della raffinazione italiana ha perciò avanzato alcune proposte per una soluzione razionale del problema. In particolare le aziende hanno confermato la propria disponibilità a investimenti per rispondere alle nuove esigenze di mercato. Sulle questioni ambientali, l'Up chiede un'accelerazione del completamento delle istruttorie Aia (Autorizzazione integrata ambientale) nonché una omogeneità di comportamento nelle procedure autorizzative a livello territoriale.
Proposta anche l'istituzione di un organismo super partes (nell'ambito di quelli già esistenti sul modello dell'Epa americana) che possa razionalizzare i rapporti tra norme regionali e nazionali, riconducendo al centro le competenze legislative sulle attività industriali petrolifere. In materia fiscale, si è chiesto un intervento normativo di revisione della Robin Tax, ritenuta ingiustificata e penalizzante, e una semplificazione delle procedure di controllo del divieto di traslazione.

Nell'ambito dell'emission trading per il periodo 2013-2020, i petrolieri italiani hanno chiesto di individuare meccanismi in grado di riequilibrare i vantaggi di cui beneficiano i paesi extra-Ue, facendo leva sul concetto di green label per i prodotti petroliferi italiani ed europei.

Richiesto anche un intervento del Governo presso l'Unione europea per evitare le penalizzazioni previste dalle proposte in discussione che determinerebbero per le raffinerie italiane oneri aggiuntivi stimati in 500-600 milioni di euro (3 miliardi per l'intera Europa). Infine, i petrolieri auspicano che per “invertire la tendenza negli attuali trend di consumo” (ovvero che si torni a consumare più benzina, ndr), si arrivi a un riequilibrio del sistema di tassazione dei carburanti.

(Fonte Il Sole24)
 
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