L'Unione petrolifera prevede il sorpasso sul petrolio nel 2015. Sulla progressione delle rinnovabili potrebbe pesare l'arrivo del nucleare Mentre l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha fatto sapere dal Mit di Boston che il petrolio prima o poi - comunque non prima di 40 anni - non sarà più centrale per le nostre vite, l’associazione che riunisce i petrolieri italiani prevede che già dal 2015 il gas supererà l’oro nero diventando la principale fonte energetica del nostro Paese.
uesto è forse il dato più saliente delle “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2010-2015”, dove l’Unione Petrolifera stima che la domanda complessiva di energia primaria in Italia potrebbe calare quest’anno a 175,4 milioni di Tep rispetto ai 175,6 milioni del 2009, a causa del rallentamento delle attività industriali, per poi riprendersi gradualmente e arrivare nel 2025 a 196,9 milioni di Tep. È da notare che i 192,7 milioni di Tep previsti per il 2020 sono quasi equivalenti ai consumi del 2004. Sul fronte dell’elettricità l’Up stima invece una crescita annua della richiesta su rete dell’1,4% nel quinquennio 2010-2015, che salirà all’1,8% nei dieci anni successivi. La richiesta elettrica totale nel 2025 dovrebbe dunque arrivare a 426 Twh l’anno, rispetto ai circa 340 Twh del 2008. Vi sono altre considerazioni importanti che emergono dall’analisi dell’Up, prime tra tutte quelle relative al non raggiungimento dei target europei al 2020 su più fronti. Per esempio, l’Up prevede che l’intensità energetica del nostro Paese (Tep per milione di Pil) si ridurrà del 6% nel prossimo decennio e del 13% da lì in poi fino al 2025. Potrebbe sembrare un ottimo risultato ma invece non basta per raggiungere l’obiettivo (-20%) previsto dal piano 20x20x20 per l’efficienza energetica.
Cambia il mix energetico Nel 2010 si consumerà meno petrolio rispetto alle previsioni fatte dodici mesi fa, sostiene l’Unione Petrolifera , ma nei prossimi anni la tendenza si invertirà con la ripresa del ciclo produttivo e il ritorno ali livelli di consumo pre-crisi è previsto tra quattro anni. Questo trend non sarà sufficiente per far mantenere al petrolio la propria leadership nella classifica delle fonti energetiche italiane. Nel dettaglio, dal 42% attuale delle fonti di energia primaria il petrolio dovrebbe scendere al 36% nel 2020 e al 34,6% nel 2025; il gas salirà per contro dal 37,4% del 2010 al 41,3% del 2025, compiendo il sorpasso sull’oro nero tra cinque anni; una sostanziale stabilità, attorno all’8,5%, è prevista per i consumi di combustibili solidi, cioè il carbone. Le fonti che cresceranno più velocemente saranno le rinnovabili, che nel 2025 dovrebbero arrivare a coprire il 13% del totale della domanda rispetto al 9% attuale. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di una percentuale decisamente inferiore rispetto agli obiettivi dell’Europa, che all’Italia ha assegnato il 17% nel 2020.
Le fonti rinnovabili Secondo l’Up, grazie ai sostegni economici e in virtù delle economie di scala, le fonti rinnovabili potranno comunque proseguire il trend di sviluppo messo in atto nel recente passato, ma sembra solo in alcuni settori. Per esempio nella generazione elettrica dove la progressione indica per il 2025 il raggiungimento del potenziale indicato dal Positon paper, cioè 104 Twh. L’idroelettrico si manterrebbe stabile su valori annuali di 44 Twh, l’energia geotermica dovrebbe salire da 5,4 Twh del 2010 ai 7,5 del 2025, le biomasse e i rifiuti solidi urbani passerebbero da 8,3 a 18 Gwh e per eolico e fotovoltaico il contatore potrebbe metter a segno un boom, da 8,7 Twh previsti per quest’anno fino a 34,5. Un buon trend è previsto anche per i biocarburanti nel settore trasporti (da 1,3 milioni di Tep nel 2010 a 3,6 nel 2025), mentre nel comparto civile e industriale il contributo delle rinnovabili avrà una crescita molto più modesta.
L’ipotesi nucleare Lo scenario che l’Unione petrolifera disegna per il nucleare è in chiaro scuro, dato che l’apporto elettrico dell’atomo andrà a discapito di altre fonti. Se è vero che la produzione di energia elettrica delle centrali nucleari accelererà la dismissione degli impianti più obsoleti a carbone e olio combustibile, è anche vero che potrebbe deprimere la produzione da gas naturale. Gli impegni economici richiesti dalle nuove centrali potrebbero inoltre, secondo l’Up, determinare una riduzione degli incentivi per le fonti rinnovabili tali da minare il futuro sviluppo del settore. Se ne parlerà però tra 15 anni, data in cui è ipotizzata l’entrata in esercizio di almeno una centrale atomica da 1.600 Mw, con una produzione elettrica stimata di 14 Twh.
|