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Tra Italia e Cina più collaborazione anti Co2
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Tra Italia e Cina più collaborazione anti Co2 |
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Lunedì 05 Luglio 2010 14:12 |
Enel tenta la via del carbone pulito a Pechino: l'accordo tra i due Paesi rafforza i progetti in campo ambientale
Italia e Cina proseguono nella cooperazione in campo energetico e ambientale, soprattutto guardando alle potenzialità del carbone pulito, grazie a un accordo, siglato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e dal ministro cinese della Scienza e tecnologia Wan Gang. È scesa in campo anche l'Enel, intenzionata a sperimentare con i tecnici cinesi la cattura della Co2 prodotta dalle centrali a carbone per immagazzinarla in depositi sotterranei. Si tratta del Ccs, acronimo inglese che significa “carbon capture and storage”.
I progetti italiani Enel, infatti, vuole realizzare un impianto Ccs in una centrale cinese, iniettando la Co2 in un giacimento petrolifero. Come si legge in una nota della società italiana, «Enel metterà a disposizione dei partner cinesi l'esperienza accumulata nella progettazione e realizzazione di un impianto pilota che, dal 2010, consentirà di testare alla centrale Federico II di Brindisi le nuove tecnologie di cattura della Co2».
Questo è l'ultimo di vari accordi bilaterali - come quello con l'Australia durante il G8 a Siracusa - pensati per investire risorse nel carbone pulito. La collaborazione tra Cina e Italia in campo ambientale ha visto la realizzazione, in dieci anni, di oltre 90 progetti, tra cui il palazzo eco sostenibile per l'Università di Pechino Qinghua nel 2006 e quella del nuovo ministero dell'Ambiente cinese, capace di ottenere fino al 47% di risparmio energetico rispetto agli edifici tradizionali. Le imprese italiane, secondo i dati illustrati da Corrado Clini, direttore del ministero dell'Ambiente, hanno ottenuto oltre 300 milioni di euro di progetti diretti grazie alla cooperazione tra i due paesi.
Limiti allo sviluppo cinese del Ccs Proprio la Cina, però, è al centro di un recente studio della Stanford University, secondo cui Pechino non potrebbe estendere il sequestro della Co2 su scala industriale, limitandosi invece a progetti dimostrativi con altri paesi. Il motivo è strettamente economico: la Cina sarebbe interessata ad acquisire le competenze tecnologiche senza fare del Ccs una priorità immediata. L'imperativo dello sviluppo industriale con l'elettricità a buon mercato, infatti, sarebbe compromesso dall'aumento elevatissimo dei prezzi del carbone (e quindi delle bollette) dovuto a eventuali misure e tecnologie anti inquinamento. (fonte ilsole24)
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Luglio 2010 09:38 |
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