Belgrado ha definito agevolazioni importanti che, in diversi casi, superano quelle consentite nell'UE.
L’investimento del gruppo Fiat a Kragujevac ha riacceso i riflettori sulla Serbia, paese in cui si è consolidata in questi anni una consistente presenza italiana.
Le premesse “Il Paese sta attraversando una fase di grande dinamismo ed è ormai stabilmente orientato verso un futuro europeo” spiega l’Ambasciatore italiano a Belgrado, Armando Varricchio. “Prima della crisi internazionale il ritmo della crescita economica era assai sostenuto. Ora, il rilancio, sotto guida italiana, di un polo dell’auto che nel passato aveva avuto un ruolo strategico nell’economia del Paese.
Si aprono così importanti spazi di mercato anche per le aziende italiane che operano nella componentistica e nella subfornitura e che avranno la possibilità di accedere ai forti incentivi che sono stati predisposti per questo settore dal Governo di Belgrado e dalle Autorità locali.
È importante sottolineare, comunque, che in alcune attività produttive, la presenza italiana in Serbia si era già fortemente rafforzata, grazie al contributo di molte medie imprese che hanno scelto di credere e investire nel Paese”.
Tra questi, produttori di maglieria come Calzedonia, Pompea e Golden Lady, aziende del settore costruzioni, della filiera arredo/componenti per l’edilizia, delle utilities e dell’energia.
Molti imprenditori hanno colto l’opportunità del vasto programma di privatizzazioni realizzato nell’ultimo decennio e ormai pressoché completato. Altri hanno avviato rapporti stabili di subfornitura con imprese locali, per poi decidere di assumere partecipazioni dirette o di investire in proprio.
Va sottolineato anche che nel Paese sono insediate le due maggiori banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo con una quota di mercato creditizio pari a circa il 25% e una presenza diffusa sul territorio.
Inoltre le operazioni con la Serbia hanno accesso ai diversi strumenti agevolati della Simest (finanziamento di joint venture e attività societarie, apertura di basi logistiche e commerciali, ecc.), all’assicurazione crediti della Sace e ai finanziamenti del Fondo Italiano per i Balcani.
I motivi di attrazione I principali motivi di attrazione del Paese derivano da un mix di vantaggi costituiti dai bassi costi del lavoro e dalla collocazione geografica in direzione dei mercati dell’Est Europa, unita alla rete di accordi doganali che agevolano l’accesso dei prodotti serbi nei Paesi UE ma anche in Russia e Turchia.
La media dei salari e stipendi mensili nell’industria manifatturiera ammonta a circa 40 mila dinari che corrispondono a circa 380 euro. Le retribuzioni medie sono cresciute molto nell’ultimo decennio, superando la crescita del Pil, ma con evidenti disparità: in attività come la ristorazione non superano i 250 euro al mese; nel comparto finanziario salgono a 850 euro. Nel Paese c’è però carenza di risorse umane adeguate per posizioni di responsabilità o che comunque richiedano competenze elevate.
Le agevolazioni Il Governo di Belgrado ha definito una serie di agevolazioni importanti che, in diversi casi, superano quelle consentite all’interno dei Paesi aderenti alla UE: •l’esenzione decennale dall’imposta sugli utili societari (che comunque è, finora, limitata al 10%) per investimenti che siano superiori ai 7 milioni di euro o che comportino l’impiego di almeno 100 nuovi dipendenti •i crediti d’imposta, che possono arrivare fino all’80% dell’investimento effettuato •le esenzioni da dazi doganali per attrezzature e materiali importati •i crediti sia a livello di Stato centrale che di Enti locali per chi costruisce nuove fabbriche •i contributi per chi crea occupazione. Zone franche
Le aree geografiche La Serbia punta più su investimenti ‘greenfield’ (nuove attività e nuove fabbriche) da parte di investitori esteri, che sul recupero di vecchie strutture. Con questo obiettivo sono state create 5 zone franche: •Kragujevac •Subotica •Novi Sad •Pirot •Zrenjanin. Altre se ne dovrebbero aggiungere ad Apatin, Sabac, Uzice e Nis. Sono tutte localizzate in prossimità di grandi città o in aree ben collegate.
I vantaggi All’interno di queste zone sono previsti diversi vantaggi per l’avvio di un’attività produttiva: •le merci importate sono esenti da Iva •le importazioni e le esportazioni da e verso una zona franca non sono soggette alle normali procedure di controllo doganale •macchinari, materiali da costruzione e materie prime (se usate per produrre beni finiti per l’esportazione) possono essere importate senza dazio •all’interno della zona è possibile utilizzare liberamente la valuta estera ottenuta attraverso le operazioni di importazione-esportazione •i redditi generati possono essere trasferiti senza alcuna restrizione. Le zone franche sono considerate extraterritoriali, quindi occorre sottoporsi alle normali procedure e pagare dazio per poter vendere in Serbia i beni prodotti al loro interno. Questa regola però non si applica se almeno il 50 per cento del valore del bene è stato prodotto all’interno della zona franca, nel qual caso il bene viene considerato serbo a tutti gli effetti, e può liberamente circolare nel Paese.
Interscambio commerciale con l’Italia La Serbia, oggi, importa più di quanto esporti. Le principali voci dell’export italiano in Serbia sono: veicoli, prodotti tessili e di abbigliamento, macchinari, medicinali. Lo scenario è molto diversificato, ma sostanzialmente favorevole.
Il potere d’acquisto della popolazione non è elevato, ma la Serbia sta crescendo e i consumatori sono sensibili al richiamo del made in Italy. Inoltre il Paese non intende rinunciare all’attività manifatturiera. E la maggior parte delle imprese ha urgente bisogno di sostituire un parco di macchinari in buona parte obsoleto, introducendo tecnologie più moderne ed efficienti: c’è quindi un mercato anche per la meccanica strumentale italiana.
In questo settore gli esportatori del nostro Paese hanno anche accesso a una speciale Linea di Credito del Governo italiano, che copre fino al 75% dell’importo relativo a macchinari italiani acquisiti da imprese serbe.
Occorre aggiungere che l’Italia è anche il quarto mercato di esportazione per le aziende serbe. Una componente rilevante di questo flusso è rappresentata da subforniture di aziende locali per committenti italiani nei settori delle calzature, del tessile-abbigliamento e del legno-arredamento. In quest’ultima filiera, peraltro, la Serbia ha un grande potenziale competitivo, grazie alla disponibilità di materia prima (il legname), strutture e risorse umane qualificate.
Rilevante anche il potenziale della filiera agricola del Paese, soprattutto nella Vojvodina, dove esistono importanti estensioni caratterizzate, tuttora, da rese molto inferiori alle potenzialità del territorio. Riguardano in particolare le filiere del latte, dell’ortofrutta, dell’allevamento, incluse le fasi di conservazione e trasformazione del prodotto.
Accordi commerciali La Serbia ha saputo trarre vantaggio dalla sua centralità geografica con significative aperture a Est, in direzione della Russia, e a Sudest verso la Turchia. Ha infatti siglato accordi bilaterali che consentono un accesso privilegiato ai prodotti serbi su questi importanti mercati.
Mosca ha siglato con Belgrado un accordo che prevede la graduale eliminazione delle barriere all’esportazione dei prodotti serbi verso il mercato russo. E’ il primo accordo di questo tipo che la Russia ha firmato con un paese al di fuori della Comunità degli Stati Indipendenti.
L’accordo di libero scambio siglato con la Turchia prevede una liberalizzazione asimmetrica a favore della Serbia. Gli imprenditori serbi potranno esportare i loro prodotti verso il mercato della Turchia senza dazi doganali. La liberalizzazione dalla parte serba si completerà invece solo nel 2015.
Con l’Unione Europea sono in vigore un trattato di libero scambio (entro sei anni si realizzerà un mercato unico tra la Serbia e la UE) e un accordo di Associazione e Stabilizzazione che prelude al futuro accesso della Serbia all’Unione Europea.
Altri accordi di libero scambio sono stati siglati dalla Serbia con i paesi dell’EFTA (Islanda, Lichtenstein, Norvegia e Svizzera) e con la Bielorussia.
(Fonte : Diplomazia Economica italiana)
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