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Perchè fare business in India PDF Stampa E-mail
Lunedì 04 Ottobre 2010 09:35
sintesi del capitolo del “Dossier India” curato da Interprofessional Network per conto del Ministero dello Sviluppo Economico. Il Dossier è estratto dal testo “L’impresa verso i mercati internazionali: Focus India” edito dal Sole 24 ORE.

Nel quinquennio 2004-2008 il Pil indiano è cresciuto a un ritmo annuo del 9%. Il dato dimostra l’estremo dinamismo dell’economia indiana che, a livello asiatico, cresce a ritmi analoghi a quelli cinesi.

Sono sostanzialmente due i volani che hanno caratterizzato questa crescita economica: •il settore dei servizi e, più in particolare, il comparto delle costruzioni, dei trasporti, delle telecomunicazioni, del commercio e degli alberghi
le industrie e i servizi ad alta tecnologia (aeronautica, elettromeccanica, information tecnologies, biotecnologie) che hanno i loro centri nella regione compresa tra Hyderabad e Bangalore.
La specializzazione tecnica e scientifica dell’India è un fenomeno venuto a maturazione gradualmente sulla base degli investimenti effettuati in campo militare soprattutto a partire dalla metà degli anni sessanta (l’India ha oggi il maggior numero di satelliti artificiali intorno alla terra, destinati ad attività commerciali).

La crescita del settore ICT ha favorito una scelta di politica aziendale di molte grandi aziende europee, americane e asiatiche che hanno trasferito in questa area i loro centri di elaborazione dati: l’India è divenuta, pertanto, un forte esportatore di servizi reali alle imprese.

Ai due volani propulsivi citati occorre aggiungere certamente un terzo: l’industria cinematografica (oggi l’India risulta il primo paese al mondo per numero di film prodotti). Mumbay e il cinema indiano hanno dimostrato non soltanto un’ulteriore capacità imprenditoriale del Paese, ma anche una propensione ad affermare un proprio autonomo modello culturale.

L’agricoltura risente di un sistema ancora fortemente arretrato e poco propenso alla produttività. L’India è in forte ritardo anche rispetto allo sviluppo delle tecnologie per la conservazione dei prodotti alimentari e, più in generale, nel settore dell’agroindustria.

In questi comparti l’Italia, sulla base della specializzazione della propria economia, può fornire un considerabile know-how al partner indiano.

Sebbene la quota del settore agricolo nella formazione del PIL sia diminuita costantemente negli anni, passando dal 40% del periodo 1980/81 al 17% del 2007/2008 (fonte: National Planning Commission), questo settore continua a giocare un ruolo molto importante nell’economia nazionale, in quanto il 50% della forza lavoro è ancora occupata nel settore agricolo e dall’andamento dell’agricoltura dipendono la stabilità dei prezzi al consumo e, più in generale, la sostenibilità del processo di crescita dell’economia.

Nell’ambito del negoziato del Doha Round, India e Stati Uniti hanno maturato una forte divergenza sui meccanismi di salvaguardia previsti per proteggere i paesi in via di sviluppo da eventuali impennate nelle importazioni.

Il Governo indiano non appare pronto, al momento, a permettere il libero ingresso dei prodotti agricoli americani ed europei sul proprio mercato. Le principali colture dell’India sono: riso, frumento, sorgo, cotone e canna da zucchero.

A livello di risorse naturali, l’India dispone di riserve di carbone, manganese e di modeste quantità di petrolio che importa prevalentemente dai Paesi del Golfo. Per affrontare il tema del fabbisogno energetico ha sviluppato la costruzione di centrali nucleari. Attualmente l’India ha 15 centrali nucleari attive, mentre 7 sono in via di realizzazione.

Di notevole importanza risulta essere per il Paese la produzione di filati e tessuti di cotone, juta, lana e seta: l’India ha il 9% dei telai nel mondo.

Altre industrie sono quelle della carta, della gomma, degli oli commestibili, degli oli essenziali, del cuoio e dello zucchero.

Oggi l’India vanta importanti produzioni nei settori siderurgici, metallurgici, meccanici, automobilistici, chimico, della raffinazione petrolifera. In netta espansione sono inoltre i mercati dell’informatica, della farmaceutica, delle telecomunicazioni e dell’aerospaziale.

L’India ha però una grande necessità di migliorare le proprie infrastrutture, strade e ferrovie in particolare.

Per quanto riguarda il rischio-paese:

le valutazioni SACE classificano l’India nella classe A, fra i paesi assicurabili senza particolari restrizioni
la categoria di rischio OCSE è la 3/7 (si consideri che alla 1a categoria corrisponde il rischio minore e alla 7a categoria il rischio maggiore).
L’Italia può fare molto per attrarre in percorsi di specializzazione i giovani indiani laureati in materie tecniche e scientifiche presso le nostre università con l’obiettivo di formare una classe dirigente indiana sensibile al nostro modello imprenditoriale e di Sistema-Paese. Attrarre oggi laureati indiani, permettere loro di conoscere i nostri distretti industriali e le nostre PMI, significa poter disporre in futuro di altrettanti ambasciatori e promotori del “Made in Italy”. Per questo è consigliabile che l’Italia, ricca di un patrimonio scientifico e culturale di primo ordine, intensifichi i propri sforzi per investire sul terreno della cultura e della cultura d’impresa in particolare.

Indice Dossier India

1. Overview Paese
•Usi e costumi, cultura e abitudini
•Rapporti economici Italia – India

2. Perché fare business in India

3. Strategie di ingresso
•Quadro generale di riferimento degli investimenti esteri
•Licenze, nulla osta e autorizzazioni
•Controlli dei cambi
•Strutture solitamente utilizzate dagli investitori esteri
•Finanziamenti delle attività in India

4. Aspetti legali
•Le società: forme giuridiche, costituzione e funzionamento
•Marchi, brevetti e design
•Risoluzione delle controversie
5. Finanziamenti agevolativi

6. Casi aziendali
versione integrale del dossier ottenibile scrivendo una mail a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
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